Diario di viaggio 2011/12 - 7. parte
Cari amici,
un'altro mese e' passato, anzi direi letteralmente volato. Abbiamo avuto parecchi casi da risolvere, anche disperati, sempre dalla parte dei bambini. Abbiamo avuto visite gradite, come quella di Armando Muccifora dell'ufficio Thai Airways di Roma. Abbiamo fatto tanto, come sempre. Ma quest'oggi voglio soffermarmi un attimo in piu' sul nostro progetto che magari non e' stato ancora capito. Sicuramente per colpa del sottoscritto che non trova quasi mai il tempo di spiegare le cose in modo esauriente e chiaro. Ma andiamo con ordine:
Abbiamo da poco aperto la nostra casa. Come tanti sapranno si chiama Take Care Kids Shelter. Alla parola Shelter il dizionario dice chiaramente: luogo in cui si cerca e si trova riparo e protezione. Non ci potrebbe essere migliore spiegazione al nostro progetto. Chiunque ci faccia visita non trovera' mai, o quasi, una casa abitata da "centinaia" di bambini shiamazzanti che corrono a destra o a sinistra. Voglio inoltre ricordare che la nostra casa ha una capienza massima di 7 mamme con al massimo 2 figli ciascuna. Tutti i casi che trattiamo e che tratteremo sono casi limite. Ovvero situazioni molto brutte provenienti per la maggior parte dalle zone (baracche) piu' degradate fuori e dentro la citta' di Pattaya e paesini limitrofi. Quindi in primis cerchiamo di dare un riparo sicuro e una protezione massima alle persone che si rivolgono a noi. Bambini e mamme abusate, bambini di strada, orfani o malati. E' questo normalmente il target che si presenta alla porta del nostro Rifugio. Dopo aver dato riparo e protezione cominciamo poi, per chi volesse restare nella casa (ma noi non possiamo trattenere nessuno con la forza), un progetto a piu' lungo respiro come per esempio: scolarizzazione per i bambini, un posto di lavoro alle mamme e controlli medici generali periodici. Tutto questo viene sviluppato sotto il costante controllo dagli uffici dei servizi sociali cittadini e regionali. Inoltre abbiamo intensificato con alcune organizzazioni locali, che trattano le stesse problematiche, un rapporto di cooperazione che funziona quasi perfettamente (senza cooperazione non si sconfigge nulla).
L'ultimo caso che abbiamo trovato. e risolto in parte con un efficacissima cooperazione e' stato il seguente: ai bordi di una delle strade piu' trafficate di Pattaya, mimetizzate da una rada boscaglia e protetti da 4 cani randagi, vivevano in cinque. Nonna, figlia gravemente handicappata, nipote 18 enne incinta di quattro mesi con sorellina di 7 anni, e lateralmente cugina di 32 anni gravemente malata di Aids con Tubercolosi. La figlia gravemente handicappata viveva su un sidecar, gli altri per terra su di una stuoia e la persona malata terminale di Aids su di un tavolaccio coperta da un ombrellone tipo spiaggia. Arrivati sul posto abbiamo provveduto immediatamente a contattare il centro malati di Aids di Rayong. Allo stesso tempo abbiamo chiesto la situazione per la ragazza handicappata e della bambina di 7 anni. La ragazza handicappata si poteva mandare in un centro specializzato di Lat Krabang, e la bambina di 7 anni, gia' piu' volte "importunata", e' stata invitata a riparare nel nostro Shelter. A queste due richieste ci e' stato risposto negativamente dalla nonna, nonche madre, adducendo la palese "scusa" del fatto che voleva tenerle a lei vicine. La ragazza incinta viveva con il proprio compagno in a baracca fuori citta'. Sono stati avvertiti i servizi sociali (come da protocollo) e invitati a vedere di persona sul posto la situazione della famiglia in questione. Nel frattempo mi veniva comunicato che al centro per i malati di Aids un letto era disponibile per il nostro caso. Aspettavamo solo i documenti necerssari, che dovevano essere compilati dai Servizi Sociali di zona.
Accertatesi della situazione grave, i responsabili comunali, hanno immediatamente redatto i documenti necessari che sono poi stati cosnegnati ai resposnabili del centro di rayong che prendeva con se la persona malata di Aids. Adesso questa persona si trova monitorata in una stanza, alimentata e curata via flebo con una seppur piccolissima speranza di recupero. Ecco questo e' l'esempio di una perfetta cooperazione tra enti che cercano di aiutare al meglio le persone che ormai sono ai margini della societa'.
E' veramente difficile far capire, a chi non vive queste cose giornalmente sul posto, quanto sia spesso deprimente per noi stessi agire in certe situazioni. Quando poi ci si mette anche la completa assenza di senso di responsabilita' delle persone che prima chiedono aiuto e poi rifiutano lo stesso. In piu' spesso dobbiamo anche lottare con una burocrazia mastodontica. Allo stesso tempo risulta difficilissimo per voi che ci leggete, ci aiutate, ci state vicino.... comprendere quanto sia importante continuare a sostenerci, capire che un progetto come il nostro e' difficilissimo perche' va a scontrarsi con interessi anche enormi. Nonostante tutte queste difficolta' noi continueremo imperterriti consci che il nostro Shelter e' punto importantissimo per tanti che vedono in noi l'unica via d'uscita dai loro problemi.
un abbraccio
TCK





